Nel porto di Napoli, nel cuore pulsante della città, affacciata sul mare sorge l’Immacolatella Vecchia, un capolavoro architettonico che racconta secoli di storia. Restaurata di recente, l’Immacolatella attende ancora di essere riaperta al pubblico, lasciandoci interrogare sul perché un tale tesoro rimanga inaccessibile. L’edificio fu costruito nel XVIII secolo per volere di Carlo di Borbone ed il progetto fu affidato all’architetto Domenico Antonio Vaccaro, uno dei più importanti esponenti del barocco napoletano. Vaccaro creò un edificio di grande impatto visivo, con una pianta ottagonale e una facciata caratterizzata dalla statua della Vergine Maria, opera dello scultore Francesco Pagano.
Questa maestosa struttura ha assistito all’evolversi della città, diventando un simbolo dell’emigrazione italiana verso le Americhe. Infatti, per decenni, è stata un punto di partenza cruciale per milioni di italiani che, spinti dalla speranza di una vita migliore, si imbarcavano verso le Americhe. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, l’Italia, e in particolare il Sud, attraversava un periodo di profonda crisi economica e sociale. La mancanza di lavoro, le terre incolte e le carestie spinsero milioni di italiani a cercare fortuna oltreoceano. Napoli, con il suo grande porto, divenne il principale punto di imbarco per questi flussi migratori. L’Immacolatella Vecchia, con la sua imponente statua della Vergine, era quasi un santuario per questi emigranti. Prima di salpare, molti si recavano lì per pregare e chiedere protezione alla Madonna. La chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, nelle vicinanze, era un altro luogo di culto molto frequentato dai migranti. Poi nel corso degli anni il degrado sempre più incalzante e l’abbandono dell’edificio che l’hanno condotto ad uno stato di importante deterioramento, fino al 2021 quando ad opera dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale un’opera di prestigioso restauro ha riportato l’edificio al suo antico splendore. Ed oggi l’edificio rischia di scivolare nuovamente nell’oblio aprendo le porte ad un tema emblematico di un malessere più profondo che affligge il nostro Paese: il paradosso di un’opera restaurata eppure inaccessibile. Ci chiediamo: come è possibile che un’opera di tale portata, finanziata con denaro pubblico, rimanga inutilizzata? È un paradosso che la burocrazia italiana riesca a bloccare anche un progetto così ambizioso e atteso.
Questa situazione non è solo un danno per la città di Napoli, ma un sintomo di un malessere più profondo che affligge il nostro Paese: l’incapacità di valorizzare il patrimonio culturale e di offrire servizi efficienti ai cittadini. È una palese assurdità che un’opera d’arte e di storia, restituita alla città con un restauro filologico, rimanga inaccessibile. Certo non si possono che avanzare ipotesi (ovviamente non certe) sui motivi della chiusura: problemi burocratici, mancanza di fondi per l’apertura al pubblico, disaccordi sulle modalità di gestione. E mentre le Istituzioni, l’Autorità di Sistema, il Comune, la Regione tacciono, la città perde un’importante potenziale attrazione turistica sia per i napoletani che per i visitatori. Senza considerare che sebbene sia stato appena restaurato, il rischio di un nuovo degrado è sempre in agguato, soprattutto se l’edificio rimane chiuso e inutilizzato. Inoltre un’opera incompiuta o inaccessibile è un pessimo biglietto da visita per una città che vuole promuoversi come meta turistica e culturale. È tempo di porre fine a questa assurdità e di chiedere con forza una spiegazione. L’Immacolatella Vecchia merita di essere aperta al pubblico e di diventare nuovamente un simbolo di Napoli nel mondo. L’Immacolatella Vecchia non è solo un edificio, ma un simbolo. Un simbolo della bellezza, della storia e dell’identità di Napoli. Ma è anche un simbolo di un Paese che fatica a valorizzare il proprio patrimonio e a offrire ai propri cittadini servizi efficienti. È ora di cambiare rotta.